mercoledì 13 novembre 2019
STEP #10 - I proverbi della cosa
I PROVERBI DELLA COSA
- PROVERBIO LIGURE
"A o contadin l'è pægio sûnaghe o corno che o violin."
Al contadino è uguale suonargli il corno che il violino.
[Un ignorante non capisce la differenza tra il corno e il violino]
- PROVERBIO SARDO
"Bogai a son’e corru"
Mandare via un a persona a malo modo, al suono del corno. Ci si riferisce alla figura del banditore e al fatto cha anticamente l’allontanamento di qualcuno veniva letto dallo stesso banditore che appunto suonava anche il corno.
STEP #09 - I nomi della cosa
Il corno, strumento aerofono facente parte della categoria degli ottoni a bocchino, così come lo conosciamo noi, nasce nella seconda metà del Seicento. Prima di questa evoluzione si può parlare di corno naturale o corno da caccia: uno strumento consistente in tubi metallici ritorti e la parte finale svasata, la campana.
Il corno, viene anche chiamato corno francese anche se non ne è chiaro il motivo considerando che l'antenato dello strumento moderno, il corno naturale, non ha avuto chiare origini francesi, ma ha subito un'evoluzione un po' generalizzata in tutta Europa e veniva utilizzato prima come segnale di richiamo nelle battute di caccia e introdotto poi come strumento stabile nell'orchestra. Per questi motivi, dal 1971, l'International Horn Society ha suggerito il termine corno per antonomasia.
I dettagli del passaggio del corno francese da corno da caccia a strumento d’arte non sono indicati da nessuna parte. Quasi certamente la trasformazione avvenne in Francia il mistero però rimane, infatti sappiamo che in Inghilterra lo strumento veniva chiamato French Horn, ma allo stesso tempo il corno era molto raro in Francia e prendeva il nome di cor allemand, ovvero corno tedesco.
Inglese: Hunting horn
Tedesco: Jagdhorn
Sapgnolo: Cuerno de caza
Francese: Cor de chasse
Sitogragia:
venerdì 8 novembre 2019
step #08 - LA COSA
LE RAGIONI DELLA COSA
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| Corno da caccia naturale |
Infatti se inizialmente veniva utilizzato più come richiamo per comunicare durante le battute di caccia o le battaglie, negli anni assunse carattere più simbolico che pratico, e iniziò ad essere utilizzato per rituali venatori e addirittura come strumento da orchestra.
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| Corno da caccia da orchestra |
Tra XVII e XVIII secolo il cerimoniale venatorio aveva assunto il significato di manifesto politico del potere e della magnificenza di corte, e faceva parte dell’educazione dei giovani dell’ aristocrazia.
Infatti presso le palazzine, soprattutto se di caccia, centrali erano le bande di suonatori di corno che rappresentavano per tutte le corti europee del periodo motivo di vanto e orgoglio da esibire.
Ed è per via di questa duplice connessione, che lega il corno sia al mondo della caccia in senso più stretto, sia al suo lato più artistico e nobile, che lo ha portato ad essere simbolo della magnificenza della corte Sabauda anche al di fuori del regno, che il Corno da caccia è l'oggetto che meglio rappresenti la Palazzina di Caccia di Stupinigi, dimora legata sia all'attività venatoria che di corte.
Sitografia:
giovedì 7 novembre 2019
STEP #07 - UN FILM
UN FILM
La palazzina ha ospitato nel corso degli anni le riprese di diversi film tra i quali:
| Guerra e pace |
- "Guerra e pace", film del 1956 diretto da King Vidor, tratto dall'omonimo romanzo di Lev Tolstoj
- "I banchieri di Dio", film del 2002 di Giuseppe Ferrara, tratto dall'omonimo libro curato da Mario Almerighi.
- "Prendimi l'anima", film del 2002 diretto da Roberto Faenza. Pellicola biografica ispirata alla figura della psicoanalista russa Sabina Spielrein e al suo rapporto sia terapeutico che amoroso con Jung
- Nel luglio 2016 è stata il set del film Ulysses - A dark odissey.
| I banchieri di Dio |
nel Link qui sotto è possibile visionare un filmato in cui è possibile vedere le varie scene dei film girati presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi con rimando al relativo film:
STEP #06 - IL NOME DEL LUOGO
IL NOME DEL LUOGO
Il territorio dove attualmente sorge la Palazzina era chiamato in età medioevale "Suppunicum", nome proprio di uno dei generali di Carlo Magno che rilevò la proprietà e, allora come adesso, sorgeva un piccolo castello ancora visibile vicino la Palazzina.
Una versione primitiva della Palazzina, fatta erigere da Bonifacio Solaro, venne inaugurata con il nome "Castelvecchio".
Solo dopo una serie di passaggi di proprietà che la portarono per le mani dei Savoia poi dei Pallavicino, poi all'ordine Mauriziano e poi di nuovo in mano ai Savoia, la Palazzina prese la forma che ancora oggi conserva con il nome di "Palazzina di Caccia di Stupinigi" che ben descrive lo scopo per cui venne costruita.
-Sitografia:
http://www.torinotoday.it/cronaca/stupinigi-palazzina-curiosita-leggende.html
http://www.thelightcanvas.com/stupinigi-storia-e-curiosita-di-una-palazzina-di-caccia/
#5 - IL MITO
Il Mito di Diana
La dea, essendo collegata all'immaginario della caccia, è quindi frequentemente rappresentata all'interno dei quadri presenti nelle dimore Sabaude, prima fra tutte la Palazzina di Caccia di Stupinigi, in quanto utilizzata per la pratica venatoria.
Nell' Inno Ad Artemide ( che a Roma fu associata alla figura di Diana) del poeta Callimaco, si racconta come Diana, a tre anni, chiese al padre (zeus) di rimanere eternamente vergine, di avere un arco ricurvo forgiato dai Ciclopi; di concederle sessanta Oceanine di nove anni come ancelle e venti ninfe figlie del fiume Amnìso perché si curino dei suoi calzari e dei suoi cani quando non caccia; di darle tutti i monti e quante città vorrà lui dedicarle.
Zeus accontentò la figlia e inoltre le donò tre città e la nominò custode delle strade e dei porti.
Eccola rappresentata qui affianco, la dea imbraccia il suo arco e la sua faretra come il mito racconta. l'affresco e visibile presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi.
Sitografia:
-https://www.templumdianae.com/index/cronache-pagane/cronache-diana/la-dea-diana/il-mito-di-diana/
-https://www.templumdianae.com/index/cronache-pagane/cronache-diana/la-dea-diana/le-leggende-della-dea-diana/
-http://ordinemauriziano.it/il-mito-i-cicli-narrativi-nelle-decorazioni-e-negli-arredi?page=50
lunedì 4 novembre 2019
#4 - CITAZIONI
"Nessuno aveva mai osato tanto. Né rappresentanti della Folletto, né tifosi di qualche religione. Intorno a Stupinigi, ai due lati del viale che conduce alla Palazzina di Caccia, si sa, è terra di nessuno, solo prati e ruderi. E il campo nomadi, laggiù, verso Torino."
Capitolo 1 - "Non dovevo bere il vino nel cartoccio".
"Ma io non mi curo delle leggi della fisica e perciò mi rialzo alla velocità del ghepardo, ignorando il problema della direzione, mentre schizzo verso Angela, attraversando senza guardare il viale al fondo del quale troneggia la placida e larga mole della Palazzina di Caccia di Stupinigi."
Capitolo 12
"Quando scorgiamo, in fondo al rettilineo, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, è quasi buio. Il cervo, il profilo della cupola, gli alberi del parco che gli fanno corona sono ritagliati, neri neri, nella luce perlacea del cielo che, alle nostre spalle, è invece ormai quasi color dell'inchiostro. I fari della macchina illuminano senza renderla chiaramente visibile una porzione del bosco che la strada divide in due, e quel veloce frugare della vista fra gli arbusti del sottobosco, quella continua e rapida rivelazione per frammenti, quel cogliere bagliori argentati di foglie tremolanti, chissà perché, improvvisamente, mi terrorizza, come se quel vedere nel buio senza pero poter distinguere ".
Capitolo 14 - "A tu per tu con il demonio".
Editore: Frilli
Collana: Tascabili. Noir
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 1 gennaio 2007
Pagine: 312 p.
L'Autore Massimo Tallone è nato nel 1956 a Fossano (CN) e vive a Torino. Ha pubblicato il giallo Ribò e il cadavere volubile, CeT, Torino (1998), il saggio A bottega dal maestro di cazzeggio, CeT, Torino, (1998) e, con Daniela Munari, Andar per ombre (2001) e Furore. Un fiordo nel Mediterrane0, Corte Edizioni (2003). Nel 2009 ha pubblicato con UTET il Dizionario ironico della cultura italiana. Per Fratelli Frilli Editori ha pubblicato i gialli Piombo a Stupinigi (2007), Veleni al Lingotto (2008), Doppio inganno al Valentino (2009), L'enigma del pollice (2010) e La manutenzione della morte (2011) tutti con protagonisti Ribò e il Cardo. Per edizioni e-o è uscito Il fantasma di piazza Statuto (2012)
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